Questa proposta
di legge vuole collocarsi nel contesto della nuova legge
elettorale.
L’articolo 15 del nostro Statuto, infatti, stabilisce
la competenza regionale a disciplinare con le procedure della
legge statutaria la materia elettorale.
Poichè non è possibile, nell’attuale quadro
istituzionale, rendere obbligatorie le primarie, rientra nelle
facoltà della Regione promuovere nuove forme di partecipazione.
Lo scopo è quello di garantire un maggior coinvolgimento
nel processo democratico di selezione dei candidati, disciplinando
le cosidette “primarie facoltative” per la scelta
dei candidati alla presidenza della Regione, delle Provincie
e dei sindaci dei comuni con più
di diecimila abitanti.
Ma, soprattutto, si punta a certificare una serie di procedure
in grado di incentivare le formazioni politiche all’utilizzo
di questo metodo democratico.
Non un obbligo infatti, - ma una legge facoltativa, che tuttavia
preveda un percorso con dei requisiti minimi a garanzia degli
elettori attraverso l’offerta di un sistema a struttura
pubblica (indizione delle elezioni, pubblicità e organi
responsabili pubblici) e che, nel contempo, lasci il sistema
delle primarie alla libera adesione delle formazioni politiche.
Fra gli incentivi è previsto anche un contributo economico,
a carico della Regione, a sostegno delle spese organizzative.
Che il sistema funzioni lo hanno dimostrato le primarie dell’Unione
con i quattro milioni di elettori, così come quelle
svolte il 4 febbraio scorso ad Alghero, organizzate dalla
coalizione di centrosinistra e sardista per la scelta del
candidato a sindaco, dove hanno votato più persone
rispetto alla tornata che aveva sancito la vittoria di Prodi.
Un segnale forte ai partiti per un superamento di una consuetudine
che vede una ristretta elite decidere all’interno di
stanzette da troppo tempo chiuse alla partecipazione democratica.
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